Come si sceglie il partner

La letteratura sull’attaccamento romantico sostiene che la scelta del partner non è mai un fenomeno casuale. A tal riguardo, molti autori affermano che le esperienze che ciascuno fa nel corso della propria esistenza, specialmente negli anni dell’infanzia, formano nella nostra mente dei “modelli inconsci” i quali determinano in maniera significativa chi innescherà in noi l’attrazione, come vivremo l’innamoramento e i gli aspetti della vita di coppia (Bowlby, Ainsworth, 1969). Questi modelli ci predispongono a comportarci in un dato modo quando ci relazioniamo con chi ci è affine. È come se fossimo, in un certo senso, inconsciamente programmati a reagire in modi prestabiliti nelle varie fasi di una relazione romantica. Si potrebbe dire, quindi, che in realtà non abbiamo consapevolezza di ciò che realmente ci attrae nel partner prescelto.
“Che cosa ci spinge ad innamorarci di una persona piuttosto che di un’altra?”

Teoria dell’attaccamento. Parliamo in questa sede, di un “modello” per la scelta del compagno/a che abbiamo internalizzato nella nostra mente in maniera inconscia ed inoltre, di un copione ben determinato rispetto al quale si evolverà il nostro “progetto” di vita di coppia. Le aspettative che compongono il nostro modello inconsapevole, dipendono in larga misura dall’esempio offerto dai nostri genitori ma, ciò, non necessariamente ci condiziona in modo assoluto. Possiamo, infatti, decidere, anche se solo in parte secondo il modello del “contrasto”, di rifiutare i nostri esempi genitoriali e di percorrere strade differenti non ripetendo i loro stessi errori investendo, quindi, il compagno/a di aspettative in apparente disaccordo con i modelli genitoriali oppure, si può fare una scelta “complementare” in cui invece, c’è uno spostamento sul partner del primo oggetto d’amore, in questo caso si tenderà a scegliere una donna o un uomo che richiama nella nostra mente il genitore del sesso opposto (Malagoli Togliatti, Lubrano Lavadera, 2002; Malagoli Togliatti, Agrisani, Barone, 2003).
Studi sull’attaccamento affermano che in noi si formano dei modelli operativi interni che il bambino elabora su di sé, sui propri stati affettivi e quelli delle persone significative che lo circondano durante le sue esperienze precoci, diventando poi dei veri e propri script (ossia mappe cognitive sul comportamento e le aspettative proprie ed altrui). Nel momento in cui si verifica l’imprinting filiale nel bambino, le caratteristiche della sua figura di attaccamento e le sue modalità allevanti, saranno riconosciute dal piccolo come proprie di chi è deputato a prendersi cura di lui e pertanto accettate (G.Attili, 2004); E’ attraverso questi scambi esclusivi che il bambino incomincia ad elaborare previsioni e aspettative sul modo attraverso il quale la madre reagirà a delle sue richieste. Sono questi i modelli operativi interni. Recenti studi sull’attaccamento romantico hanno ipotizzato un collegamento diretto tra i modelli dell’attaccamento e il processo di costruzione della relazione di coppia adulta (Hazan, Shaver, 2000).
Mary Ainsworth e collaboratori (1969) con gli studi sulla Strange Situation sostenevano che, in funzione dei diversi tipi di attaccamento nell’infanzia è possibile prevedere quale tipo di scelta sul partner l’individuo farà in età adulta, quali saranno le caratteristiche della relazione e l’esito della stessa. L’individuo che da bambino ha potuto godere di un attaccamento sicuro con la principale figura di riferimento sceglierà come partner di coppia una persona con la quale potrà esprimere ciò che sente, con la quale instaurare una relazione stabile, duratura e per lo più monogama; chi da piccolo ha avuto una madre imprevedibile (attaccamento ambivalente/invischiato) presumibilmente avrà da adulto più storie d’amore ma resterà sempre legato alla sua famiglia di origine (“invischiamento”) , sceglierà proprio quel tipo di persona che più detesta, quella che mantiene le distanze e sarà presumibilmente geloso, possessivo, controllante e autoritario; chi da bambino ha fatto esperienza con una madre totalmente rifiutante (attaccamento evitante/distanziante) cercherà da adulto di non farsi coinvolgere troppo dalle relazioni, non mostrerà sentimenti ed emozioni e cercherà partner che ripropongano lo stesso trattamento avuto dalla madre; infine, se l’attaccamento è di tipo disorganizzato uno dei due partner potrà addirittura abusare dell’altro, maltrattarlo e diventare totalmente imprevedibile.

La teoria dell’attaccamento sostiene che, si ricerchi un compagno il cui sistema di attaccamento sia compatibile con il proprio e che, per questo, rispecchi e giustifichi la ripetizione dei propri schemi interattivi (Zavattini, Norsa, 1997). In quest’ottica la scelta di una persona insicura ricadrà su un partner insicuro con il modello opposto, ciò consentirebbe senza troppa difficoltà la ripetizione dei propri modelli interni. Un individuo sicuro tende ad unirsi ad un altro sicuro in quanto ciò confermerebbe il proprio modo di percepire se stessi e gli altri anticipando e prevedendo. Il tutto avviene sulla base di un meccanismo circolare che mantiene in piedi anche, e soprattutto, le coppie disfunzionali.

a cura della dott.ssa Laura Tullio

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